Biografia

Virgilio Del Guercio è nato il 10 febbraio 1939 a Calabritto (Avellino), dove vive e lavora. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza nel paese natìo, dove matura le prime esperienze, tra l’umiltà della gente e la bellezza della natura che circonda il paese situato nella valle del Sele. Ribelle e irrazionale nel vivo dell’adolescenza, abbandona la scuola e tenta più volte la fuga dalla casa paterna e dal paese.

Riprende la scuola, frequenta la scuola d’arte ad Urbino e poi a Vercelli. Appassionato delle scienze filosofiche e letterarie, studia come autodidatta sin dall’adolescenza il culto degli antichi: da Esopo, Sofocle, Eschilo, Euripide e via, via, attraverso Schopenhauer, Kant (Osservazione sul sentimento del bello e del sublime), Freud, fino ai più recenti. La produzione giovanile tende ad una pittura volutamente istintiva, ma nello stesso tempo composta. Negli anni Settanta, Del Guercio esprime la consapevolezza dei cambiamenti sostanziali di quegli anni, il desiderio di una libertà di manifestare e di evadere con appassionata energia dagli schemi prestabiliti. Il desiderio dell’artista di vivere in maniera personale, con immediatezza e decisione, diventa nelle sue tele segno e mezzo di genuinità e di verità. Questa amplificazione di sentimenti e di emozioni si assottiglia quando, negli anni Ottanta, l’artista affronta una fase di confronto e riscontro con se stesso.

La spontaneità lascia spazio al desiderio di trovare e/o ritrovare la coscienza dell’io individuale, con una più esplicita malinconia. A partire dagli anni Novanta e con l’inizio del nuovo millennio, si palesa nella sua opera una celere trasformazione. Del Guercio abbandona il figurativo, per approdare con i suoi ultimi lavori in una distruzione dell’immagine, in una matrice unica, a volte onirica, ma sempre intensamente vissuta. Il cammino dell’artista non segue più un progetto, non sviluppa più un disegno, ma esprime la propria creatività in un atto spontaneo e irrazionale, non privo di casualità. La realtà che viene indicata nei suoi lavori è ora solamente evocata e va intesa unicamente come un riferimento allusivo o simbolico e non come un’indicazione descrittiva.